Educare i figli in un ambiente sereno per renderli più solidi

A tutti i genitori è capitato di chiedersi cosa sia l’educazione, come possa essere interpretata e come si possa eserecitare un ruolo educativo adeguato al bambino.
Il neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea definiva così l’educazione: “adattare pian piano la personalità del bambino al mondo adulto, contribuire a creare un nuovo e stabile equilibrio nel quale il figlio deve saper rinunciare a certe cose per ottenerne altre, subire frustrazioni e superarle, introiettando così il principio della realtà esterna.
L’educazione è uno di quegli ambiti in cui è difficile dare una risposta unica e definitiva; ci si può ragionare in modo ampio, come fa Bollea, ma è difficile e fin pericoloso definire delle regole a priori valide per tutti i bambini, senza aver chiaro chi sia quel bambino oggi.
Questo perchè l’estrema complessità dell’essere umano e della sua personalità in formazione, rende molto delicato l’intero aiuto al suo percorso di crescita.
A questo bisogna anche aggiungere che l’uomo è un animale sociale, e questo comporta un’altra variabile, cioè il contributo della società al percorso di crescita del bambino.
Non ti spaventare, non intendo fare un discorso qualunquista; intendo solo porre una questione per poi esaminarla insieme. Facciamo un esempio.
Prova a pensare all’educazione dei tuoi genitori, e poi anche a quella dei tuoi nonni. Ti renderai conto delle grosse differenze che ci sono rispetto ad oggi.
Se hai trenta-quaranta anni, i tuoi nonni saranno, grosso modo, dei primi decenni del Novecento. All’epoca educare era molto, molto facile.
I modelli sociali ed educativi erano semplicissimi, i ruoli erano indiscutibili e il genitore (ma diciamo pure, il padre) rappresentava l’Autorità. Nessun bambino avrebbe mai discussono una disposizione dei propri genitori, nessun genitore avrebbe mai discusso con i propri figli una scelta da fare per loro: le scuole da frequentare, il lavoro da scegliere, alle volte anche le persone da sposare, venivano decisi dai genitori in modo esclusivo.
Non sempre era tutto così automatico, ma in linea di massima questo è accaduto per molto tempo nella società dei nostri nonni.
Poi, finalmente, si è iniziato a valorizzare il bambino come entità con una dignità propria, come soggetto di evoluzione e come portatore di bisogni; inoltre, la profonda trasformazione della società in cui viviamo ha prodotto, negli ultimi trent’anni un contesto completamente diverso.
Piaccia o non piaccia, per affrontare il mondo di oggi servono strumenti e risorse che i bambini della mia generazione e di quelle precedenti non possedevano.
Non mi riferisco di certo solo al fatto di maneggiare la tecnologia.
Intendo, soprattutto, la capacità di imparare a navigare in mare aperto, a percorre in sicurezza le nuove strade che i bambini di oggi conosceranno.
L’orizzonte che avevi davanti a te da bambino era rappresentato dal tuo condominio, il tuo quartiere, il parco vicino a casa, i compagni di scuola, il tuo paese.
L’orizzonte che ha davanti a sè tua figlia è sconfinato; e lo sarà sempre di più. Ti faccio un esempio.
Versosimilmente, tu non lavori nella città in cui vivi. E se invece sei tra i pochi fortunati che lo fanno, il tuo partner lavora molto distante da lì.
Con molta probabilità, la città in cui vivi o non è la tua città natale o non è quella del tuo partner. I vostri genitori non vivono molto vicino a voi, forse vivono persino in un altro continente; l’aiuto che vi possono dare è diverso da quello dei miei nonni ai miei genitori. E questo accade sempre più spesso. La rete parentale è diversa ora.
Nelle coppie, è molto frequente che lavorino entrambi i partner; difficilmente oggi si sceglie volutamente che lavori uno solo dei due (magari, l’uomo), mentre l’altro si dedica ad accudire la casa e i bambini (magari la donna). Una volta invece era una scelta obbligata.
Tutte queste trasformazioni, insieme ai processi di emancipazione e all’evoluzione della tecnologia, hanno condotto ad una società in cui le interazioni sono molto diverse che in passato: sono molto frequenti, molto variabili, molto dinamiche, nascono e muoiono con tanta velocità, mantengono le persone costantemente agganciate al mondo intero.
Questo ha portato a tante differenza rispetto al passato. Ecco un altro esempio.
La funzione apicale in un’azienda del passato, pubblica o privata, era quella di “dirigere” (il Direttore mega-galattico di fantozziana memoria lo incarna bene); la medesima funzione oggi equivale a “gestire” (il termine Manager ha questo significato).
Gestire un’azienda significa anche gestire relazioni, in un contesto di alta complessità, dove magari sono presenti anche persone con alte specializzazioni.
Per gestire le relazioni oggi, come abbiamo visto, serve una fortissima resilienza; una personalità capace di governare se stessa, in grado di reggere alle frustrazioni e di farne tesoro per evolversi può collocarsi professionalmente in una posizione di maggior vantaggio rispetto a chi abbia solo delle buone competenze tecniche.
In passato i bambini, una volta divenuti adulti si potevano nascondere dietro a un ruolo: il Buon padre di famiglia, la Brava donna di casa, il Maestro, il Direttore, ecc. Oggi questo non è più possibile; se vi pare che lo sia è solo un’illusione.
I bambini di oggi vanno preparati ad affrontare con sicurezza le sfide del tempo che stiamo affrontando, per potersi incamminare sulle loro strade, quelle che sceglierano, con la necessaria solidità.
Gli ostacoli che, come genitore, ti trovi a dover affrontare sono tanti; ma molte volte possono essere evitati o superati con estrema semplicità, basta dare la giusta attenzione ad alcuni particolari. Ne parleremo; ora ti do solo alcuni riferimenti:
Interrogati spesso sul tuo bambino: come si sente? come sta cambiando? sto rispondendo in modo giusto ai suoi bisogni?
Confrontati col tuo partner quando qualcosa ti turba: se si comporta in modo strano, è molto agitato, quali possono essere le cause? ho detto qualcosa, fatto qualcosa?…
Osservalo e ascoltalo: nessuno ti insegnerà del tuo bambino più di quanto ti possa insegnare lui su di sè. Se te ne prendi cura partendo da lui, da ciò che vedi e provi, rimanendo in ascolto dei suoi bisogni, stai già facendo un grosso lavoro.
Non risolvergli sempre tutti i problemi, ma fagli sentire sempre che condividi il suo disagio quando non trova alcune soluzioni.
Dagli il giusto tempo, le giuste attenzioni: il tempo e l’attenzione da dedicare al bambino non si misurano con l’orologio ma con la serenità che in quel momento gli si trasmette.
Per ora è tutto, continua a seguirmi e vedremo altre cose insieme.
Alla prossima!

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