ruolo dei genitori

Ruolo dei genitori: una strategia per renderlo efficace

Marco è un genitore molto affezionato a suo figlio e cerca di fare in modo di rispondere al meglio ai suoi bisogni; però, si è accorto che in tante situazioni ha dei grossi dubbi, ai quali non riesce trovare facilmente delle risposte soddisfacenti. Prima della nascita di suoi figlio era molto fiducioso su come avrebbe assunto il proprio ruolo educativo, ma poi si è accorto che tante cose erano diverse da come se le aspettava. Ad esempio, lui e sua moglie hanno degli atteggiamenti molto diversi verso il figlio. Lui lo gestisce in modo più distaccato, lei invece è molto presente in tutte le esperienze del figlio. In secondo luogo, lui e la moglie hanno dei caratteri molto diversi, perché lui è un po’ più chiuso mentre lei è più espansiva.

Queste differenze emergono in molte delle loro esperienze famigliari e, in alcuni casi, sono anche fonte di conflitti, sia tra partner che tra loro e il figlio. Pertanto, si chiedono spesso quale sia esattamente il ruolo dei genitori e come si possa affrontarlo nel modo più efficace possibile, per promuovere al meglio la crescita del proprio figlio. Inoltre, si pongono anche altri quesiti: come dosare contatto e distanza nei confronti del figlio? Quando essere duro o morbido con lui?… Se anche tu stai vivendo una situazione del genere e in varie situazioni non sai come esercitare il ruolo di genitore con tuo figlio e come lavorare in sinergia con il/partner, ti suggerisco di proseguire la lettura.
Infatti, ti fornirò delle indicazioni precise su questo e anche degli esempi concreti sul modo migliore di farlo nelle diverse fasi dello sviluppo del bambino, affinché tu e la tua famiglia possiate sentirvi un equipaggio affiatato nell’affrontare il mare dell’educazione.

  1. Ruolo dei genitori: cosa comporta
  2. Ruolo dei genitori: come si esercita
  3. Prima infanzia e ruolo dei genitori
  4. Seconda infanzia e ruolo dei genitori
  5. Terza infanzia e ruolo dei genitori
  6. Preadolescenza e ruolo dei genitori
  7. Adolescenza e ruolo dei genitori

1. Ruolo dei genitori: cosa comporta

Il ruolo dei genitori si esercita in relazione a diverse responsabilità e assolvendo a diversi compiti, cosa che richiede di sviluppare delle adeguate competenze genitoriali.
Per comprendere esattamente cosa sia questo ruolo, è sufficiente prestare attenzione a ciò che prevede la Costituzione italiana, la quale precisa che è dovere e diritto dei genitori dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.
Dal punto di vista pedagogico, possiamo dire che si tratta di tre aspetti perfettamente legati tra loro, perché che ricalcano fedelmente le tre fasi dell’educazione:
fare per lui (mantenere): è la fase in cui il bambino non ha i mezzi per reggersi in piedi e viene accompagnato integralmente dal genitore;
fare con lui (istruire): è la fase in cui al bambino vengono forniti dei mezzi o gli viene insegnato ad utilizzare nuovi strumenti di cui dispone, e lui apprende ad esercitarli;
osservare mentre lui fa (educare): è lo scopo dell’educazione, cioè rendere il proprio ruolo ininfluente per il bambino, perché ha preso una dimestichezza sufficiente ad usare i propri mezzi e necessita solo di stimoli per crescere ulteriormente.

Un altro aspetto di assoluto valore riguarda il dovere dei genitori ad assumere questo ruolo, ma anche al loro diritto di esercitarlo; da questo derivano le responsabilità genitoriali e, quindi, la necessità di comprendere come ottemperarle al meglio.
Tra le responsabilità c’è il mantenimento dei figli; già qui una prima considerazione che si può fare è che mettere il proprio figlio nella condizione di ritagliarsi presto un lavoro valido e ben remunerato, è una condizione che consente di assolvere alla propria responsabilità.
Pertanto, consentire al proprio figlio di raggiungere una buona maturazione personale, di progredire con lo studio e di trovare un lavoro, rappresentano delle tappe importanti nell’educazione di una persona.
Un buon percorso educativo conduce proprio a questo, quindi è molto utile per te capire come intraprenderlo. Pertanto, per spiegare quale sia il ruolo dei genitori bisogna prima chiarire cos’è l’educazione.
In poche parole, l’educazione è l’aiuto allo sviluppo della personalità di un individuo; per sviluppo, si intende in senso ampio, cioè come crescita personale, umana, formativa, professionale, ecc.
Di conseguenza, dal punto di vista educativo, il ruolo dei genitori consiste nell’accompagnare il figlio attraverso il percorso di crescita, allo scopo di renderlo indipendente e consentirgli di realizzare il proprio progetto di vita.

2. Ruolo dei genitori: come si esercita

Tra un attimo ti spiegherò come affrontare questo ruolo nelle diverse fasi di sviluppo di tuo figlio. Prima però è importante che tu rifletta su alcuni aspetti cruciali, perché poi ti mostrerò come ti saranno utili per capire di volta in volta come comportarti di fronte alle scelte quotidiane:

Parità: genitore e figlio hanno pari dignità, cioè meritano entrambi che si rispetti la loro persona. Ad alcuni può sembrare una considerazione banale, ma non lo è affatto e te lo spiego.
Non entro nel merito dei casi più efferati che si leggono nelle cronache, dove la dignità viene calpestata brutalmente. Mi limito a osservare una certa tendenza a considerare il bambino come portatore di minori diritti rispetto all’adulto, cosa spesso assai diffusa; e in educazione non si può prescindere invece dal pieno rispetto del bambino per aiutarlo a crescere.
Per spiegarmi meglio, porto l’esempio di chi ritiene che si possa picchiare un bambino, o comunque alzare le mani su di lui, per educarlo. Potrei poi aggiungere molte altre situazioni in cui questo principio viene leso; per esempio, il fatto di considerare un bambino come un pacco da spostare da una parte all’altra (da casa sua a scuola, da lì allo sport, poi dai nonni, poi con la babysitter…), non tiene conto delle sue esigenze e questo è lesivo della sua dignità.
Ecco perché una riflessione sulla centralità del bambino va sempre fatta in educazione, poiché ogni scelta famigliare che coinvolga in qualche misura un bambino deve essere ponderata per gli effetti che produce su di lui e va preparata con tutte le cautele del caso.

Asimmetria: se da un lato, tra genitore e figlio c’è pari dignità, dall’altro non bisogna dimenticare che esiste una asimmetria di responsabilità tra di loro. La responsabilità educativa verso un bambino appartiene al genitore, e questo implica una serie di effetti di cui bisogna tenere conto.
Per esempio, molti genitori hanno la tendenza a relazionarsi ai propri figli su un piano del tutto paritario; li trattano come amici, come se fossero degli adulti, anche se hanno 5-10-15 anni.
È vero che più il rapporto genitore – figlio è sereno e disteso, più il bambino acquisisce sicurezza e autostima; tuttavia, il ruolo genitoriale implica delle scelte che non possono essere fatte dal bambino. Lo si può coinvolgere, e questo va fatto in moltissime situazioni; ma deve essere chiaro che la responsabilità di quella scelta ricade sul genitore e lui la esercita in piena libertà.
Per capire meglio questo aspetto, basta riflettere su come reagire di fronte alla richiesta insistente di un bambino per avere un nuovo gioco visto al negozio. Se l’acquisto non è possibile, il genitore deve sentirsi pienamente autorizzato a non farlo.

Uniformità: le decisioni dei genitori dovrebbero essere sempre abbastanza condivise, o almeno prese con una certa uniformità di vedute sugli aspetti più importanti della vita del bambino. Quando ciò non accade, il bambino vive un conflitto, perché è chiamato a decidere se affidarsi alla scelta di un genitore o, al contrario, a quella dell’altro.
Questo crea inevitabilmente un profondo disagio nel bambino se si verifica con una certa frequenza, poiché vengono meno per lui i punti di appoggio a cui aggrapparsi; in sostanza, gli viene richiesto implicitamente di trovare sicurezza e conforto dentro si sé come deve fare un adulto, benché sia ancora un bambino.
Per questa ragione, la condivisione delle scelte in merito ai figli è uno dei terreni più delicati sui quali i genitori sono chiamati a cimentarsi. La difficoltà è ancora più rilevante se la coppia si lascia, ma è comunque una prova da affrontare con le migliori intenzioni.
Essa deve essere garantita in ogni situazione delicata, e questo comporta un’abitudine al dialogo e al confronto che sono gli ingredienti di base per raggiungere efficacemente una decisione comune.
Ad ogni modo, non serve che ti spaventi; è una cosa molto più semplice di quel che sembra. Infatti, la strategia più elementare per raggiungere questo obiettivo consiste nello scegliere il più possibile delle soluzioni senza vinti né vincitori.
Infatti, questa strategia, che rappresenta un must in tutte le missioni di pace, permette di conseguire agevolmente un importante risultato nelle relazioni tra le persone, ovvero instillare nella mente dell’altro il principio che non vogliamo prevaricarlo in nessun modo.
Quanto più si manifesta nella vita famigliare una strategia di questo genere, trasmettendo di avere a cuore il punto di vista e i bisogni dell’altro, tanto meno l’altro si sentirà minacciato.
Di conseguenza, è molto importante tenere a mente che la soluzione migliore ad un problema non è necessariamente quella che permette di risolverlo al 100%, quanto quella che permette a tutti partecipanti di vedere riconosciuto il proprio punto di vista.
Pertanto, prendere una decisione nei confronti dei propri figli, che risolva un problema al 60% ma che tenga conto del contributo di entrambi i partner, può essere molto più efficace per il bambino e la coppia, rispetto a risolvere pienamente il problema ma a scapito di uno.

Questi tre elementi rappresentano il cuore di qualunque strategia che permetta di aumentare la serenità in famiglia, che costituisce uno dei mezzi più efficaci per favorire l’autodeterminazione del bambino. Ora che hai compreso le caratteristiche del ruolo dei genitori, possiamo vedere come educare un figlio ed esercitare il proprio ruolo nelle diverse fasi dello sviluppo.

3. Prima infanzia e ruolo dei genitori

La prima infanzia è la fase dello sviluppo del bambino che si svolge tra 0 e 3 anni. È un momento molto importante per lo sviluppo delle principali abilità di una persona, ed è un momento in cui l’educazione può essere svolta secondo dinamiche specifiche.
In aggiunta alle indicazioni che troverai in questo blog su questo argomento, ora voglio farti riflettere su come poter esercitare il tuo ruolo di genitore, nel pieno rispetto dei tre criteri che ti ho spiegato prima (P.A.U.).

Parità: per quanto impegnativo possa essere un bambino, è opportuno portare il massimo rispetto verso la sua persona; questo significa che serve conoscere i suoi delicati ritmi per assecondarli nel miglior modo possibile. Il bambino ha il diritto di dormire e mangiare in modo adeguato alle sue necessità, ma anche il diritto di ricevere le cure dai suoi genitori, gli stimoli per conoscere il mondo in cui vive e il diritto di vedere soddisfatte le sue necessità di crescita.
Alcune volte, i capricci dei bambini possono rappresentare un ostacolo molto impegnativo da superare per alcuni genitori, perché non è semplice capire se la ragione di un comportamento sia una reale necessità o piuttosto una pretesa eccessiva.
Ciò nonostante, l’abitudine al dialogo con il bambino permette ai genitori di discriminare molto bene tra l’una e l’altra, per riuscire a trovare un buon compromesso e vivere serenamente il rapporto con il bambino.

Asimmetria: di fronte ad un capriccio, ci sono molti modi di reagire: c’è chi si scioglie subito e accetta ogni richiesta del figlio, chi rifiuta in modo categorico le richieste del bambino, e chi invece cerca una via di mezzo.
In questa terza ipotesi, decisamente la più congeniale alle responsabilità genitoriali, l’efficacia della propria scelta deriva soprattutto dalla serenità con la quale il genitore riesce a ragionare senza lasciarsi condizionare dalle richieste pressanti del bambino.
In altre parole, un genitore efficace è in grado di vivere l’asimmetria del proprio ruolo rispetto al bambino, con notevole naturalezza.

Unanimità: se il modo reagire ai capricci di un bambino è tanto diverso tra i genitori, perché uno concede sempre tutto e l’altro nulla, è molto probabile che il bambino si abitui a sfruttare questa crepa a proprio vantaggio. Il risultato, però, è che si può innescare un circolo vizioso rende sempre più complicato accogliere il bisogno del bambino.

4. Seconda infanzia e ruolo dei genitori

La seconda infanzia è notoriamente la fase dello sviluppo del bambino che si svolge dai 3 ai 6 anni. È un momento in cui si manifestano in modo molto evidente delle abilità più complesse nel bambino, come parlare, correre e saltare, fare giochi più complessi, ecc. e in cui l’educazione deve adattarsi al meglio a questi bisogni. Ora vediamo come puoi esercitare il tuo ruolo di genitore in questa fase, nel pieno rispetto dei tre criteri che ti ho spiegato (P.A.U.).

Parità: il massimo rispetto verso il bambino comporta prestare la massima attenzione alla curiosità che esprime in questa fase. È un momento in cui il bambino pone molte domande, perché si interroga con maggiore capacità di prima sulle esperienze che compie. Il bambino ha il diritto di vedere soddisfatte le sue curiosità; perciò è importante che si cerchi sempre il modo di rispondere ai suoi tanti perché, per quanto possibile.
In alcuni casi, può essere certamente pesante e magari non è semplice dare delle risposte ai suoi quesiti; ma nulla vieta che lo si faccia in un altro momento, dimostrando di essere comunque attento ad un bisogno.

Asimmetria: in questa fase, molti bambini possono esprimere delle notevoli abilità; ad esempio possono essere in grado di leggere molto precocemente, oppure hanno un vocabolario linguistico molto ricco e lo usano con estrema perizia.
Talvolta, possono sentirsi molto forti di questa loro capacità perché ricevono molte lodi in famiglia, e questo può comportare che i ruoli tra genitori e figli tendano addirittura a capovolgersi. Succede, infatti, che durante una discussione tra adulti, alcuni bambini interrompano continuamente per partecipare alla conversazione come se fossero molto più grandi di quello che sono.
Benché sia corretto valorizzare le capacità del bambino, è importante che sia sempre chiaro chi ha la responsabilità in ogni momento di dare il ritmo alle esperienze che si fanno. Per esempio, se in quel momento non c’è il tempo di ampliare la discussione, un genitore si deve sentire libero di fermare il bambino e proseguire lui il discorso con l’altro adulto.

Unanimità: in questo periodo è possibile che emergano delle sostanziali differenze nel modo di gestire il bambino tra i genitori, poiché i comportamenti di un bambino di questa fascia d’età sono molto espressivi; perciò impongono spesso nell’altro una reazione esplicita.
Ad esempio, uno dei due genitori può essere più incline ad assecondare la frenesia del bambino, mentre l’altro è più mansueto.
Questo però non rappresenta un problema, perché il bambino sa che un genitore è diverso dall’altro e ognuno ha delle caratteristiche proprie; perciò è corretto che ogni persona si comporti nel modo che le è più naturale.
La difficoltà si crea se si verificano di frequente delle divergenze nel concedere al bambino di fare una stessa esperienza o meno. Se uno dei genitori dice di non giocare e l’altro lo consente, allora questo crea un conflitto che il bambino deve cercare di risolvere, pur nell’impossibilità di farlo.

5. Terza infanzia e ruolo dei genitori

La terza infanzia è la fase dello sviluppo che si svolge dai 6 ai 9/10 anni circa. È il periodo in cui si consolidano alcune delle più raffinate capacità di una persona, come la lettura, la scrittura e le abilità matematiche e in cui l’educazione va contestualizzata opportunamente attorno a queste esigenze.
Ora vediamo come puoi esercitare il tuo ruolo di genitore in questa fase, nel pieno rispetto dei tre criteri che ti ho spiegato (P.A.U.).

Parità: la dignità del bambino va preservata in ogni luogo, sia nel contesto famigliare che in quello scolastico, sportivo o altro. In età scolare, è possibile che il bambino manifesti ancora una certa immaturità, o anche delle difficoltà nello studio. Questo, però, non deve ridurre in alcun modo il rispetto da riconoscere al bambino, che non deve sentirsi giudicato per alcuna sua difficoltà.
Purtroppo, però è un fenomeno molto diffuso quello di individuare i bambini che incontrano possibili difficoltà di apprendimento, per orientarli verso percorsi di aiuto. In sé, si tratta di un aspetto estremamente positivo; ma spesso comporta una fortissima stigmatizzazione delle difficoltà, che fa sentire il bambino diverso dagli altri. Quando ciò avviene, si lede la dignità del bambino, perciò in questa fase è molto importante dargli ogni tutela possibile affinché le difficoltà vengano gestire efficacemente, ma senza compromettere l’immagine di sé che il bambino si sta costruendo.

Asimmetria: quando si verificano situazioni di questo genere, stigmatizzando la diversità, il rischio è che l’asimmetria tra genitore e bambino sia spinta oltre ogni ragionevole limite. Questo potrebbe avere l’effetto di infantilizzare il bambino, cioè di trattarlo sempre come un “piccolo”, una persona poco capace, perché non esprime le stesse abilità dei suoi coetanei.
La responsabilità del genitore comporta di cercare il modo di appianare il più possibile le differenze, coinvolgendo tutti gli altri adulti che costituiscono l’ambiente di vita del bambino; primo fra tutti, la scuola.

Unanimità: a fronte delle pressioni a cui può essere sottoposta la famiglia di un bambino con difficoltà di apprendimento, è indispensabile che la sinergia tra i genitori sul percorso da intraprendere sia molto forte.
Si tratta di un tema molto delicato, perché ad esempio i disturbi dell’apprendimento costituiscono un argomento molto controverso e dibattuto. Proprio per questo, però, i genitori possono trovare la forza di essere uniti; perché molte incongruenze e la frettolosità con cui talvolta vengono paventate delle difficoltà nel bambino, offre l’occasione di riflettere con tutta la calma necessaria, insieme.
Non si risolverà subito il problema al 100%, ma magari si troverà una soluzione buona al 60% e condivisa da entrambi: prendere tempo prima di una certificazione; cercare altri insegnanti, cambiare scuola, ecc.

6. Preadolescenza e ruolo dei genitori

La preadolescenza è la fase dello sviluppo che si svolge indicativamente dai 9/10 agli 11/12 anni circa, con importanti fluttuazioni tra femmine e maschi. In questa fase si esprimono alcune importanti trasformazioni fisiche e psicologiche, legate allo sviluppo psicosessuale, in cui l’educazione si deve allineare alle specifiche esigenze.
Ora vediamo come puoi esercitare il tuo ruolo di genitore in questa fase, nel pieno rispetto dei tre criteri che ti ho spiegato (P.A.U.).

Parità: questa fase comporta nei bambini e nelle bambine una forte curiosità verso i cambiamenti che li vedono coinvolti e, in molti casi, anche una certa apprensione. Questa esigenza deve essere riconosciuta e affrontata, dando al bambino la possibilità di maturare il massimo rispetto verso sé stesso e il proprio corpo.
Trascurare queste necessità, pensando che siano altri ad occuparsene significa non rispettare la dignità del bambino; perché potrebbe sentirsi a disagio dovendo affrontare i cambiamenti da solo. La scuola svolge certamente un ruolo importante per l’istruzione dei bambini, ma la scuola non ha la possibilità di conoscere lo stato dello sviluppo di un bambino con la stessa precisione della famiglia; perciò il suo intervento può risultare meno tempestivo ed efficace rispetto a quanto possono fare i genitori.

Asimmetria: i repentini cambi di umori in bambini di questa età, legati alla trasformazione ormonale, possono rendere i genitori ansiosi di governare certi comportamenti eccessivi dei figli. Questo fenomeno può quindi dare adito a una forzatura della asimmetria tra genitore e figlio, spingendo il genitore a farsi più severo. In realtà, nella maggior parte die casi, i comportamenti di bambini sono dei fuochi di paglia; spesso è sufficiente attendere senza dover nemmeno fronteggiare certe situazioni cariche di tensione, per vederle sgonfiarsi rapidamente.
Come sempre in educazione, bisogna mantenere il sangue freddo e soprattutto analizzare i nessi causa-effetto tra i comportamenti di un bambino e le ragioni che le hanno indotte. In preadolescenza, questo principio vale più che mai, per evitare di cadere nel circolo vizioso che alimenta i comportamenti oppositivi dei ragazzi, anziché rasserenarli.

Unanimità: quando si riesce a prendere un po’ di tempo, in attesa che il bambino sbollisca la propria tensione, è molto utile confrontarsi con il/la proprio/a partner.
In questo modo, si può riflettere su un episodio in modo più accurato, sfruttando tutte le osservazioni fatte da più punti di vista; e capire se sia il caso di prendere una decisione drastica o se lasciar correre l’episodio, per non appesantire il proprio figlio in un momento tanto delicato.
Questo modo di agire rappresenta un’ottima strategia per iniziare a preparare la fase successiva, l’adolescenza.

7. Adolescenza e ruolo dei genitori

L’adolescenza è la fase dello sviluppo che si svolge indicativamente dai 12 anni circa, fino all’età adulta, con importanti fluttuazioni tra femmine e maschi. In questa fase la maturazione dei ragazzi giunge a compimento, e l’educazione può agevolare questo percorso in modo molto proficuo.
Ora vediamo come puoi esercitare il tuo ruolo di genitore in questa fase, nel pieno rispetto dei tre criteri che ti ho spiegato (P.A.U.).

Parità: durante l’adolescenza è piuttosto evidente il bisogno dei ragazzi di pretendere il riconoscimento del loro valore; lo manifestano continuamente, se non altro nel modo in cui cercano di differenziarsi dai loro genitori per cercare altri modelli di riferimento.
Inutile dire che questa loro tendenza non va osteggiata, ma valorizzata, pur nei limiti del possibile. Un adolescente possiede indubbiamente delle abilità che prima non possedeva; e anche quelle che già aveva le esercita con una competenza molto più raffinata che in passato.
Questa sua spiccata autostima, che si mescola spesso a grandi timori, potrebbe indurlo a rovesciare la questione della dignità, e farlo sentire maggiormente degno di rispetto se paragonato ad altri; magari anche ai suoi genitori.
È evidente che i ragazzi a questa età hanno ancora bisogno di maturare molte esperienze, e capire che ci sono dei limiti oltre i quali non è possibile andare. Perciò, il ruolo dei genitori in questo momento ha una grossa importanza nell’aiutare i loro figli a portare rispetto agli altri come a loro stessi.

Asimmetria: la logica conseguenza di questa dinamica è che durante l’adolescenza ci sia la tendenza ad equilibrare l’asimmetria tra genitore e figlio.
In effetti, un adolescente non è più tanto diverso dall’adulto: ragiona in modo analogo, raggiunge le stesse dimensioni corporee, interagisce con gli altri secondo le stesse modalità e ambisce a ricercare come l’adulto una sua collocazione nella società (relazionale, professionale, ecc.).
Tuttavia, la situazione che vive non è ancora identica a quella dell’adulto. La letteratura di settore, per esempio, ci racconta che l’adolescenza tende ad allungarsi di molto, sotto certi aspetti, ben al di là dei tempi biologici dei ragazzi. Infatti, per accedere pienamente alla vita adulta, è necessario che un giovane effettui ancora un passaggio importante: cioè, si renda indipendente dalla sua famiglia.
Dato che questo non avviene quasi mai alla fine dell’adolescenza, succede spesso che un giovane debba dipendere per molto tempo dai suoi genitori, emancipandosi molto tardi.
Comunque la si veda, la fase adolescenziale prelude ad appianare la asimmetria tra genitore e figlio, perciò la soluzione ideale è che il genitore accompagni il figlio a sentirsi sempre più un proprio pari.

Unanimità: per aiutare il ragazzo ad accedere alla vita adulta, il modo più efficace è che gli stimoli provenienti dai genitori siano univoci e non lascino spazio a interpretazioni. Se uno dei genitori lascia ampie libertà, mentre l’altro è molto più restrittivo, il rischio che le conflittualità si esasperino è molto alto. Anche perché le modalità che un adolescente e un giovane utilizzano per manifestare il proprio dissenso non sono più quelle del bambino.

Suppongo che ora vorrai  anche imparare qualcosa di più su come riconoscere alcuni degli errori più frequenti commessi da molti genitori. Ti suggerisco quindi di scaricare l’ebook gratuito che metto a tua disposizione.

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