autocontrollo

Autocontrollo: come migliorarlo

Tuo figlio ha perso ancora una volta il controllo di sé e ti ha fatto passare un pomeriggio infernale. Si è arrabbiato perché non volevi portarlo al mare e ti ha fatto una sceneggiata.

Avete litigato per tutto il pomeriggio e tu stesso hai perso il controllo, perché hai risposto alla sua crisi elevando tra te e lui la più classica delle barriere della comunicazione: gli hai dato un ceffone.

La cosa non ha aiutato affatto, perché lui si è messo a piangere ancora più forte e tu non hai saputo cos’altro fare. Anche discutendone con il/la tuo/a partner, non siete riusciti a capire come intervenire. Questo cortocircuito non ha aiutato né te né tuo figlio, quindi hai capito che serve trovare una valida alternativa.

Se così fosse, sei arrivato nel posto giusto. Oltre a delle utili strategie per gestire i capricci di tuo figlio, qui puoi trovare anche una soluzione per educare tuo figlio all’autocontrollo emotivo.
In questo modo, sarai in grado di perseguire al meglio i tuoi propositi educativi di genitore, come ad esempio favorire nel bambino il migliore sviluppo possibile delle sue abilità e dei suoi talenti. Inoltre, nei momenti successivi della sua crescita, come ad esempio la delicata fase dell’adolescenza, ti sarà molto più semplice discutere con lui.
Perciò, se il tuo interesse è capire come avere un autocontrollo maggiore, sia tuo che di tuo figlio, continua a leggere, perché ti spiegherò il meccanismo che regola l’autocontrollo e ti indicherò delle efficaci strategie per migliorarlo.

  1. Che cos’è l’autocontrollo
  2. Dove ha origine l’autocontrollo
  3. Perché l’autocontrollo è così importante per il benessere della persona
  4. Qual è la strategia più efficace per aumentare l’autocontrollo

1. Che cos’è l’autocontrollo

Entriamo subito nel merito di cos’è l’autocontrollo, affinché tu possa comprendere meglio ciò che ti proporrò per aiutare te e tuo figlio a migliorarlo.

Sostanzialmente, in psicologia il controllo è inteso come la capacità della coscienza di inibire i desideri e le pulsioni, regolando il comportamento allo scopo di raggiungere una meta maggiormente desiderabile. Questo meccanismo, infatti, è tanto più efficace quanto più si desidera raggiungere un certo obiettivo.

Ti faccio subito un esempio per mostrarti come funziona.
Immagina di essere goloso di gelato; se ti trovi in spiaggia a luglio, con il caldo afoso, è probabile che tu sia indotto a prenderti una bella coppa di gelato.

Generalmente faresti fatica a controllare questo desiderio, e forse cederesti. Se però in quel periodo stai affrontando una dieta dimagrante, è probabile che tu riesca a controllare molto meglio il desiderio e a non mangiare quel gelato.

Può anche darsi che il desiderio sia troppo intenso o che il tuo autocontrollo sia poco efficiente, perciò cedi un pochino e magari prendi una piccola coppetta, o scegli un gusto meno cremoso. Oppure è domenica e decidi di fare uno strappo alla regola, perciò scegli di attendere ancora un momento per fare di quel gelato la tua cena.

Ad ogni modo, il meccanismo di controllo di cui disponi ti protegge dai comportamenti impulsivi che potrebbero toglierti delle altre opportunità.
In sostanza, di fronte ad un desiderio, la tua mente agisce per mediare tra le pulsioni e la ragione, mettendo in campo un meccanismo di “autocompensazione”: tu vorresti il gelato immediatamente, ma sei in grado di ridurre il desiderio o di spostare il momento in cui gratificarlo, perché ti senti compensato dal maggiore piacere che riceverai in futuro (da quello stesso gelato o dal piacere di essere dimagrito).

Probabilmente, questa consapevolezza ti sarà già sufficiente a mettere in campo alcune elementari strategie per governare meglio i tuoi desideri. Ad esempio, di fronte ad un capriccio (“Voglio il gelato ora!”) potrai far riflettere il tuo bambino sui vantaggi di cambiare il suo comportamento (“Presto ceniamo, perciò ora è meglio non mangiare un gelato. Se hai molta fame ti posso dare al più un biscotto; ma dopo cena potrai prendere un gelato molto grande”).

Naturalmente, non mi fermerò qua. Ora, infatti, ti spiegherò l’origine di quel sensazionale meccanismo mentale che è l’autocontrollo, e otterrai degli ulteriori elementi utili.

2. Dove ha origine l’autocontrollo

L’autocontrollo è un meccanismo delicato e al tempo stesso cruciale per la realizzazione di una persona. Utilizzando la splendida ricostruzione che ne fa Daniel Goleman, ti illustro gli elementi che entrano in gioco.
Innanzitutto, possiamo dire che la mente umana è composta da due anime: una mente emozionale, che “sente”, e una mente razionale, che pensa.

Sai bene anche tu che quel gelato è una tentazione molto forte per il tuo bambino, perché una parte della sua mente gli urla nelle orecchie di entrare in gelateria e avventarsi su una gigantesca coppa. Un’altra parte della sua mente, invece, gli dice che non è possibile, perché la mamma a quell’ora non glielo permette, perché presto si cena, ecc.

Se vince la prima, il bambino fa i capricci; ma quando è la seconda ad avere la meglio, i capricci sono moderati o assenti.
Bene, ora hai compreso che in un certo senso queste due menti si condizionano l’una con l’altra, ma la cosa non è proprio automatica; infatti, queste due anime sono semi-indipendenti, si condizionano solo in parte.

Normalmente, la ragione controlla e regola gli effetti che produce la mente emozionale; in alcuni casi, però, questo non avviene. In un bambino, il controllo è più difficile che nell’adulto, ma anche nell’adulto è difficile l’autocontrollo in certe situazioni: per esempio, quando la passione o le emozioni aumentano la loro intensità, la mente emozionale manda in tilt la ragione e noi diveniamo preda dei nostri istinti.

Questa influenza deriva dalla struttura cerebrale degli esseri umani, che ora ti descrivo in poche semplicissime parole:
– le sedi delle emozioni derivano dalla parte più primitiva del cervello, il tronco cerebrale;
– nel corso del tempo, queste sedi si sono evolute in una struttura più sofisticata, il sistema limbico, che ha ampliato notevolmente il repertorio delle emozioni umane rispetto agli altri esseri viventi;
– inoltre, queste sedi delle emozioni si sono evolute anche in qualcosa di più complesso, la neocorteccia; si tratta del nostro cervello “pensante”.

Tutto questo sistema ha consentito agli esseri umani di poter regolare in modo molto raffinato il proprio comportamento di fronte ai problemi della vita. Grazie a questo, l’uomo non è costretto ad agire in modo automatico di fronte alle minacce, perché possiede un sofisticato sistema di autocontrollo che gli permette di ideare delle soluzioni più efficaci.

Quando si è preda di forti emozioni, come la paura, l’amore, la rabbia, si agisce sotto il controllo del sistema libico; questo consente a noi di reagire tempestivamente di fronte a certe minacce: se c’è un’esplosione alle mie spalle e sento un enorme boato, è molto più efficiente una risposta automatica a fuggire, piuttosto che un accurato controllo razionale.

Tra le varie sedi del cervello in cui si sviluppano le emozioni, ce n’è una particolarmente importante; è una ghiandola che si chiama amigdala ed è la sede della memoria emozionale. Lì sono collocati i ricordi associati a forti emozioni, che riportano subito alla mente esperienze emotivamente simili ad altre già vissute.

È come un interruttore che si accende in alcune situazioni per avvisarci che possono verificarsi alcuni eventi già vissuti; questo interruttore cerebrale può essere spento dalla neocorteccia prefrontale.
In particolare, il lobo prefrontale destro è la sede dei sentimenti negativi (paura, ecc.), mentre quello sinistro spegne le emozioni negative, agisce cioè come una sorta di termostato.

Facciamo ora un passo in più, e cerchiamo di capire gli effetti che derivano dal controllare questo “termostato” e, soprattutto, come si possa attivarlo volontariamente.

3. Perché l’autocontrollo è così importante per il benessere della persona

Come viene ben spiegato in questo sito specializzato, è stato stimato che circa il 40% di tutte le morti sia attribuibile a scarse capacità di autoregolazione. Non conoscevo questo dato, ma sapendo quanto sia importante l’autocontrollo per il benessere di una persona, lo trovo estremamente intuitivo.

Un altro elemento interessante che si riporta riguarda una ricerca che dimostra una cosa fondamentale: le emozioni negative facilitano la perdita del controllo. Ti rendi conto dell’utilità di questo aspetto?

Per contro, questo elemento ci permette di comprendere che sperimentare delle emozioni positive è una strategia efficace per smorzare le emozioni negative; quindi consente di sottrarsi a quel circolo vizioso che alimenta la mente emozionale a discapito di quella pensante.

Ora ti renderai conto che opporti alle emozioni negative dei capricci di tuo figlio esprimendo delle emozioni altrettanto negative, non fa altro che alimentare la sua mancanza di autocontrollo. E persino la tua. Infatti, io non suggerisco mai di agire con la rabbia per sedare i capricci di un bambino.

In quell’interessante articolo scientifico, si citano anche i principali effetti benefici che una persona ottiene attraverso una buona capacità di autocontrollo:
– si coltivano relazioni più sane con gli altri;
– la carriera scolastica è molto più soddisfacente;
– si ottiene uno sbocco lavorativo migliore;
– il rischio di disturbi mentali o di comportamenti devianti è ridotto.

La ricerca ha rilevato questo, e si tratta di effetti di grande importanza. Per semplificare, possiamo dire che l’autocontrollo incide in modo determinante sull’efficacia del funzionamento mentale: meglio ci si autocontrolla e meglio funziona la propria mente.

Un migliore funzionamento mentale condiziona tutte le funzioni esecutive (l’apprendimento, il linguaggio, la lettura, il coordinamento, ecc.); perciò l’autocontrollo è una funzione strategica per promuovere al meglio le abilità di una persona e, di conseguenza, le sue opportunità di realizzazione personale.

Adesso possiamo dedicarci alla strategia da adottare per migliorarlo in noi stessi e nei nostri figli.

4. Qual è la strategia più efficace per aumentare l’autocontrollo

In quanto genitore, la tua “missione” evolutiva nei confronti di tuo figlio consiste nel creare le migliori condizioni possibili per il suo sviluppo. Ma qual è il fine del suo sviluppo? L’inserimento nella società come soggetto adulto in grado di autodeterminarsi pienamente, e capace di perseguire la migliore realizzazione personale possibile.

Non sta ovviamente a te decidere quale essa sarà, o quale ambito egli debba esplorare; ma è in tuo potere il fatto di aiutarlo in questa lunga ricerca. Ci sono diversi elementi che concorrono ad aumentare l’autocontrollo:

Rilassamento: questo step è certamente utile, ma non spenderò molte parole, perché ne parlano quasi tutti coloro che scrivono di autocontrollo, come se rilassarsi fosse l’unico modo per ottenerlo. Perciò, vanno bene le tecniche di rilassamento, il controllo del respiro, ecc. Detto questo, però, ti voglio dare alcuni elementi in più.

Educare la mente emozionale: la cosa più elementare ed importante che puoi fare per aiutare tuo figlio ad avere un maggiore autocontrollo in ogni sua attività, consiste nel favorire in lui una corretta comprensione degli aspetti emotivi che lo coinvolgono. Vediamo come.

A te può forse sembrare scontato, ma dire ad un bambino arrabbiato che lo si vede arrabbiato e che ci si immagina quanto stia soffrendo, aiuta la sua mente razionale a comprendere un fenomeno (l’emozione, in questo caso l’ira) che, proprio perché è del tutto naturale, tende a sfuggire alla ragione.

Quando l’emozione viene compresa e diventa oggetto di riflessione, la capacità di controllarla aumenta in modo significativo.

Pertanto, ogni occasione in cui tuo figlio vive un’esperienza molto carica di emozioni (si butta per terra perché vuole un gioco nuovo, piange perché non lo fai andare a giocare con il suo amico, ti risponde male perché non fai quello che vuole, ecc.), anziché spaventarti e trasmettergli la tua ansia o limitarti sempre a rivolgergli la tua ferma disapprovazione (“No, non si può!”), non devi fare altro che dare voce prima alle sue emozioni (“Lo so che ti dispiace tanto e sei arrabbiato perché vorresti quel gioco.”) e poi alla sua ragione (“È molto bello e so che ne sei tanto appassionato; purtroppo, però, è molto caro e non è proprio possibile acquistarlo ora.”).

Educare la mente razionale: arriviamo quindi all’ultimo step di questa strategia. Rilassarsi e padroneggiare le proprie emozioni sono due fasi importanti per governare i propri istinti; ma possono non essere sufficienti in ogni frangente.

Pensa a quando hai una grossa preoccupazione, ad esempio un problema di lavoro. Tu sei un adulto, sei una persona matura con tante esperienze di vita; questo fa di te un individuo molto più solido rispetto a quando eri un bambino.

Eppure quando subisci le vessazioni del tuo capo o i cambi di umore di qualche cliente, sei carico di rabbia e non sai come scaricarla. Spesso lo fai in modo improprio: verso tuo figlio, verso il/la tuo/a partner, verso gli amici, ecc. ma non è quello che vorresti fare; tu preferiresti andare dal tuo capo o da quel cliente e dirgliene di santa ragione, cosa che però non puoi fare.

Dentro la tua mente c’è un pensiero che ti preoccupa; la preoccupazione ti sottrae molte risorse e ti rode come un tarlo. In quelle occasioni, sei centrato in modo maniacale sul problema; quindi l’ansia continua ad alimentarsi finché il tuo capo/cliente non c’è più, o cambi lavoro.
Ma come sarebbe la tua vita se riuscissi a rafforzare la mente razionale? Ecco come puoi fare.

La via d’uscita consiste nel concentrarsi sulla soluzione al problema, anziché esclusivamente sul problema. Goleman, ad esempio, suggerisce di assumere un atteggiamento critico verso i pensieri che generano preoccupazione, chiedendosi se gli assunti del problema siano verosimili o meno. È sufficiente porsi alcune semplici domande:

il mio capo dice che mi licenzia: nel mio reparto/settore sono quello con maggiore esperienza e dedizione al lavoro, è davvero probabile che lo faccia? No, è decisamente improbabile; quindi non devo temere di essere licenziato. D’ora in poi non ha alcun senso che mi senta minacciato su questo aspetto.
però, il mio capo può sovraccaricarmi di lavoro: è vero, ma vedo che non va mai oltre un certo limite; perciò so che funziona così e me ne faccio una ragione.
inoltre, il mio capo non mi da mai le ferie: questo mi pesa molto, o trovo il modo di ribellarmi oppure lascio perdere e ne cerco un altro appena possibile.

Ora torniamo a tuo figlio. A differenza tua, è vero che lui probabilmente hai dei problemi meno gravosi, ma possiede sicuramente una maturità inferiore. Quindi gli è più difficile assumere un atteggiamento così critico quando è in balia delle proprie preoccupazioni.

Questo però non ti impedisce di aiutarlo a farlo. Di fronte ad un suo problema con un insegnante, puoi orientarlo ad affrontare i propri timori nello stesso modo che ti ho indicato. Cosa può fargli un insegnante? Quanto può condizionare realmente il suo percorso scolastico? Quali strategie può mettere in campo per fronteggiarlo?

L’autocontrollo è una funzione umana che migliora con l’uso; se l’uso che ne fai è il più corretto, questa funzione diventa un alleato molto importante per te e per tuo figlio.

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