Competenze e abilità

Quali abilità favorire in tuo figlio per aumentarne le competenze

Molti genitori si chiedono quali siano le abilità più importanti da sviluppare in un bambino, affinché possa raggiungere un buon livello di realizzazione personale, tra scuola, lavoro e altri aspetti della vita.

In tanti riversano nei propri figli le proprie ambizioni più elevate; alcuni li vedono già laureati e con una carriera professionale avviata, benché si tratti ancora di bambini.

In alcuni casi, l’ambizione e il desiderio di vedere realizzati i propri figli può spingere un genitore ben oltre il consentito, ed ottenere l’esatto opposto di ciò che sta cercando.

Infatti, non è sempre detto che il figlio abbia la stessa visione della vita dei suoi genitori; perciò, il fatto di essere spinto in una direzione che non è la propria può allontanare il bambino da quella meta.
Se, però, mi leggi spesso, dovresti sapere come comportarti per prevenire queste situazioni.

Io ora voglio aiutarti a capire bene quali sono le abilità più rilevanti da curare attraverso l’educazione che intendi adottare nei confronti di tuo figlio. Partirò dal chiarire una delle incomprensioni più frequenti, la differenza tra conoscenze, abilità e competenze; poi mi concentrerà sulle abilità. Perciò, non perdiamo altro tempo e iniziamo!

  1. Conoscenze, competenze e abilità: che differenza c’è
  2. Conoscenza e abilità, tra apprendimento e sperimentazione
  3. Quali abilità favorire in tuo figlio per renderlo più competente
  4. Come favorire al meglio l’uso autonomo delle abilità in tuo figlio

1. Conoscenze, competenze e abilità: che differenza c’è

Cercando in rete, o leggendo qualche rivista, ti sarà capitato di imbatterti in questi tre concetti: conoscenze, abilità e competenze. Ti sarà capitato di vederli usare spesso come sinonimi, e forse ti sarai abituato anche tu a concepirli in questo modo. In realtà si tratta di tre concetti ben distinti; sono tutti strategici per favorire al meglio la realizzazione di tuo figlio, ma vanno declinati bene.

Conoscenze (= Sapere): più di qualche commentatore tende a scivolare su questa buccia di banana, e a confondere la conoscenza con l’apprendimento; cosa alla quale ti esorto a stare bene attento.

Le conoscenze di una persona non sono semplicemente delle informazioni acquisite; men che meno, esse possono essere considerate una parte nozionistica. Le conoscenze rappresentano sempre una riflessione della persona sulle informazioni che acquisisce.

Pertanto, ciò di cui ha bisogno tuo figlio è proprio di superare la logica dell’apprendimento meccanico, cioè di mere nozioni, e di rinforzare l’apprendimento di significati, sui quali costruire le sue conoscenze nel modo più solido possibile.
Se continuerai a seguirmi ti darò molte risorse anche su questo aspetto.

Abilità (= Saper fare): le abilità rappresentano la capacità di usare le proprie conoscenze, cioè di applicarle a situazioni reali per raggiungere uno scopo. Ad esempio, se so ho studiato il principio fisico della leva e devo sollevare un grosso peso, posso applicare quella conoscenza per alzarlo senza fatica usando una sbarra e un punto di appoggio.

Competenze (= Saper essere): le competenze costituiscono la capacità di applicare le conoscenze, le abilità e, in generale, tutte le proprie capacità, per pianificare le azioni più complesse della propria vita (sapersi relazionare con gli altri in un ambiente di lavoro, gestire un progetto di lavoro, la ricerca di un nuovo percorso formativo, ecc.).

Di cosa ha bisogno tuo figlio per crescere? Di tutte e tre; infatti ti spiegherò come rafforzarle tutte. Mentre sulle competenze mi soffermo più nel dettaglio in un’altra sede, dove valorizzo la loro importanza per raggiungere la propria indipendenza, ora voglio parlarti dell’interazione tra conoscenze e abilità. Perché il tuo obiettivo è capire quali abilità valorizzare.

2. Conoscenza e abilità, tra apprendimento e sperimentazione

Iniziamo il percorso dal principio. Quando il tuo bambino legge un capitolo di storia (es: i popoli mesopotamici), si sta mettendo alla prova sotto diversi aspetti: esercita delle abilità che già possiede (la lettura, la memorizzazione, ecc.), mette in campo delle conoscenze che già possiede (ha già studiato i Sumeri e sa quale struttura attendersi per affrontare i Babilonesi: struttura sociale, politica, religiosa, ecc.), sfrutta le connessioni tra ciò che conosce e le nuove informazioni per imparare la lezione.

Tutto questo rappresenta il processo di apprendimento, cioè l’acquisizione di informazioni. Tanto più sono forti le connessioni, tanto più solido è l’apprendimento.

Le informazioni nella mente umana non vengono processate come all’interno di un computer; esse sono soggette a continue trasformazioni e assestamenti. Questa elaborazione produce le conoscenze di un individuo.

E le abilità? Quali esse siano, lo scoprirai tra poco; ciò che è importante sapere, prima di tutto, è che esse implicano la capacità di applicare delle conoscenze, di metterle in pratica.

Pertanto, mettere il bambino nella condizione di sperimentare nuove abilità, nuovi contesti e nuove situazioni è la strategia più efficace per aiutarlo a diventare sempre più competente in un certo ambito (sportivo, scolastico, professionale, ecc.).

3. Quali abilità favorire in tuo figlio per renderlo più competente

Ora possiamo cercare di rispondere alla domanda posta all’inizio. Per capire quali abilità sia importante sviluppare in un bambino è necessario partire dalla sua personalità; il modo in cui si interpreta questo aspetto condiziona inevitabilmente la scelta delle abilità e, di conseguenza, l’efficacia dell’aiuto che intendiamo dare al bambino.

In questo senso, la Pedagogia clinica ci aiuta molto, perché identifica la struttura della personalità a partire da un modello facilmente applicabile negli interventi educativi, il modello bio-psico-operante.

Non entro nel merito dei dettagli tecnici; mi limito solo a dirti che questo modello contempla una struttura della personalità costituita da tre componenti: una componente corporea, una psichica e una operante (o prassica).

Mentre sulle prime due non c’è bisogno di aggiungere molto, perché sono abbastanza intuitive, sulla terza preferisco spiegartela meglio.

Dunque, come ti renderai facilmente conto la personalità umana è fatta da aspetti biologici e da aspetti psichici. Questi due aspetti si condizionano in qualche modo l’uno con l’altro; non fosse altro per il fatto che tutto ciò che è psichico si basa su una struttura biologica, senza la quale non esisterebbe alcun pensiero.

Al di là di questo, c’è un aspetto che non tutti prendono in debita considerazione, e riguarda l’interazione delle componenti bio-psichiche che consente ad una persona di agire sull’ambiente in modo complesso.

Questa è la dimensione operativa e riguarda le prassie. Progettare è una delle funzioni che rientrano in questa dimensione; un’altra è risolvere problemi; un’altra ancora pianificare un’azione sportiva (dribblare un difensore e puntare la porta per cercare di segnare un gol). Più in generale, questo aspetto operativo riguarda specificamente il “saper fare”.

Questo modello ci permette di individuare le abilità da fare emergere nel bambino, che possiamo descrivere in questo modo:
abilità biologiche: organiche (salute fisica, cura dell’alimentazione, ecc.) e motorie (allenamento, coordinazione…)
abilità psichiche: mente emozionale (emozioni, affetti, relazioni, abilità sociali, sentimenti, ecc.) e mente razionale (cioè legate all’apprendimento: lettura, scrittura, calcolo, metodo di studio, ecc.)
abilità operanti o prassiche: sono tutte le abilità che il bambino declina nell’interazione con il proprio ambiente, ovvero: ideare e realizzare progetti; coordinare movimenti, pensieri e azioni di un progetto; eseguire delle sequenze; adattare un lavoro ad uno schema; intraprendere delle attività; ecc.

Alcuni bambini, come anche tanti adulti, hanno notevoli difficoltà a coordinare movimenti e pensieri; ma se l’aiuto che si riceve da bambini permette di affinare i coordinamenti, allora la dimensione operativa si sviluppa in modo più armonico e consente al bambino di essere molto più efficace in tutte le attività della propria vita.

Inutile dire che in un bambino debbano essere aiutate tutte quante queste abilità; inoltre, è utile aiutare il bambino a far emergere la abilità che rappresentano le sue personali attitudini o i suoi talenti, consentendogli di svilupparli al meglio.

4. Come favorire al meglio l’uso autonomo delle abilità in tuo figlio

L’ultimo aspetto sul quale è utile che si rifletta riguarda la leva che consente al bambino di affinare costantemente le proprie abilità, in modo autonomo.

Questa leva dipende dalla solidità che lui ha maturato nel corso del tempo e che lo ha spinto a sentirsi sicuro dei propri mezzi; perché solo in questa condizione lui si sentirà stimolato a mettersi in gioco e sperimentarsi.

Come fare per fargli liberare le sue potenzialità? La risposta è molto semplice: dandogli il conforto di cui ha bisogno nei momenti di difficoltà.
Per un bambino, specie se piccolo, ricevere il giusto conforto dalle persone che lo accudiscono è un’esperienza formativa straordinaria, perché mette il bambino nella condizione di sentirsi protetto.

Questo senso di protezione riduce drasticamente la possibilità che possa insinuarsi e crescere in lui un disagio interiore. Inoltre, questo lo rende capace di coltivare una maggiore autostima, poiché matura con il tempo la capacità di consolarsi da solo nei momenti di conforto; proprio grazie alla maggiore capacità di autocontrollo che si alimenta in lui.

Ciò lo mette nella condizione di sviluppare una forte resilienza, che serve ad affrontare efficacemente le sfide legate all’acquisizione di nuove abilità, alle incognite delle nuove scoperte e al bisogno di mettersi alla prova che caratterizza la crescita.

Di conseguenza, un bambino più resiliente si trova nella condizione ideale per sperimentare pienamente e senza ritrosie l’uso delle proprie abilità, sia nella scuola che in tutti gli altri settori della sua vita.

Potrà, quindi, cimentarsi nello studio, nello sport, con gli amici, nel lavoro o nella discussione con gli altri, da una posizione privilegiata, indispensabile per poter acquisire al meglio tutte le competenze che gli servono e farne tesoro per la propria realizzazione.

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