dislessia cosa fare

Dislessia: cosa fare

Federico è in seconda elementare, non legge bene ed è piuttosto lento. È un bambino con un notevole intuito, ha tante capacità, ma la lettura è uno scoglio impegnativo per lui. Anche la scrittura è poco precisa; commette diversi errori ed imprecisioni. Inoltre, confonde i numeri e quindi in matematica incontra delle difficoltà a svolgere le operazioni.

I suoi insegnanti hanno suggerito alla famiglia di rivolgersi ai servizi sanitari per una valutazione, per un sospetto disturbo specifico di apprendimento. Lo avevano già fatto all’inizio della prima classe, dopo due soli mesi di scuola; ma la famiglia aveva preferito attendere. Ora gli insegnanti insistono ancora, perché notano che le difficoltà persistono. Dicono che probabilmente è dislessico e, vista la fatica che sta facendo, sarebbe utile per lui accedere alle risorse attivabili per questo genere di problemi.

La famiglia si è informata su questo tipo di disturbo, leggendo dei libri e chiedendo informazioni ad esperti e conoscenti; ma è molto confusa sul percorso migliore per aiutare il bambino. A loro è stato detto che un bambino dislessico inverte le lettere poiché non assocerebbe il segno al suono corretto, a causa di un problema definito deficit fonologico. Tuttavia, alla famiglia appaiono piuttosto ambigue le soluzioni che sono state prospettate loro; ad esempio, non comprendono cosa c’entrino le sedute di psicomotricità se la causa è un disturbo di associazione segno-suono.

Un altro aspetto verso il quale nutrono delle diffidenze riguarda la possibilità di essere dispensato da una parte dei compiti. Lo ritengono un campanello d’allarme, un segno di resa per l’impossibilità a seguire il programma come fanno tutti gli altri bambini; nonostante tutti siano d’accordo nel riconoscere che un bambino con dislessia è intelligente.

Infatti, la grande domanda che questi genitori si fanno è: se mio figlio viene dispensato dalla lettura, come imparerà a leggere adeguatamente? E poi, sarà mai in grado di farlo? Quanto ci rimetterà in futuro in termini di realizzazione personale?

Io voglio farti avere chiarezza su questi temi, perché so che se ti trovi in una situazione simile soffri molto, e vorresti capire cosa scegliere di fronte al bivio in cui ti trovi.
Pertanto, ora rilassati e sappi che ci sono molte valide ragioni per le quali non dovresti preoccuparti; io ti spiegherò alcune possibili soluzioni. Seguimi!

  1. Cosa fare con la dislessia? Vediamo come funziona la lettura
  2. Quali sono le possibili difficoltà della lettura
  3. Tre buoni motivi per non allarmarsi
  4. Cos’è la dislessia
  5. Cosa fare in caso di sospetta dislessia

1. Cosa fare con la dislessia? Vediamo come funziona la lettura

La prima cosa che devi conoscere è il funzionamento della lettura; così ti sarà più chiaro comprendere in cosa essa possa risultare difficoltosa per tuo figlio. La lettura è un processo finalizzato ad acquisire delle informazioni dal linguaggio scritto e si svolge su due livelli: decifrazione e decodifica.

In parole semplici, mentre i tratti grafici vengono percepiti e riconosciuti attraverso il movimento oculare, la mente associa a quei tratti il significato che le permette di attribuire un senso a ciò che è stato scritto.

Un’altra particolarità della lettura riguarda l’andamento dei movimenti oculari. Nello scorrimento da sinistra a destra, l’occhio effettua dei salti da un punto ad un altro; passando da una parte della frase ad un’altra, la mente fissa la propria attenzione su alcuni punti, per riconoscerli e decodificarne il significato.

Come ti renderai facilmente conto, è un processo molto dinamico, nel quale si intrecciano diverse funzioni; e tutto questo avviene in un periodo di tempo straordinariamente rapido.

2. Quali sono le possibili difficoltà della lettura

Affinché il processo di lettura si svolga correttamente, è necessario innanzitutto che vi sia stata la piena maturazione di tutte le strutture cognitive necessarie a rendere possibile la lettura. In secondo luogo, è importante che il processo di apprendimento della lettura abbia avuto pienamente luogo; aspetto che abitualmente si svolge nel corso del primo anno della scuola primaria. Infine, serve aver svolto un esercizio di lettura sufficientemente ampio da maturare una buona familiarità con le parole, così da ottimizzarne il riconoscimento.

Queste sono le condizioni indispensabili affinché la lettura venga esercitata in modo adeguato. In alcune situazioni, invece, sia l’apprendimento della lettura che l’esercizio della lettura possono incontrare delle difficoltà. Per esempio, se le funzioni neurologiche interessate da questo processo non sono ancora giunte a piena maturazione, è possibile che la lettura sia più stentata. Perciò bisogna dare un po’ di tempo al bambino affinché maturi.

In secondo luogo, possono esserci delle problematiche che incidono sulle capacità di apprendimento: disturbi particolari (del linguaggio, dell’attenzione, della simbolizzazione, della percezione, ecc.), problemi di concentrazione, difficoltà di coordinazione, scarso esercizio, demotivazione ed altro.

In molti di questi casi, non è presente un disturbo specifico di apprendimento (dsa), ma ci sono altre difficoltà di apprendimento che vanno gestite in modo mirato per superare le difficoltà nella lettura. In altri casi, invece, è possibile che ci sia un dsa, ma si tratta di situazioni molto rare; molto più di quanto si pensi. Infatti, ora ti spiego perché non bisogna essere troppo precipitosi.

3. Tre buoni motivi per non allarmarsi

Come chiarirò in uno specifico approfondimento sulla dislessia, in questi anni stiamo vivendo una situazione di estremo allarmismo verso i DSA. Il neuropsichiatra Michele Zappella usa un’espressione molto evocativa verso questo fenomeno, lo chiama “epidemia diagnostica”.

La prima cosa che devi sapere è che se si sospetta che un bambino sia dislessico, molto probabilmente non lo è. C’è una fortissima attenzione a questo disturbo come se fosse il più grande problema dei bambini; e questo ha generato una spinta molto forte nei confronti delle famiglie per ottenere una certificazione di dsa.

Questa spinta è molto forte perché proviene anche dalla scuola; tuttavia, nonostante la certificazione agevoli moltissimo il lavoro dei docenti, gli effetti che essa ha sul bambino possono essere molto pesanti.

La seconda cosa che ti deve rasserenare, è che non sei obbligato ad accettare la certificazione; se la scuola ti pressa e tu non vuoi far certificare tuo figlio, sei libero di non farlo. La lettura è un processo molto complesso, e una delle componenti più importanti per un suo corretto apprendimento riguarda proprio il fatto di esercitarla.

Se ci sono delle difficoltà possono essere gestite con accorgimenti mirati, senza dover ricorrere necessariamente alle misure previste per i dsa (sostitutive, dispensative, ecc.), senza percepire la diversità di trattamento, senza rinunciare alla lettura.

La terza cosa, infine, riguarda il fatto che semmai il problema di lettura dovesse proprio essere riconducibile a dsa, in futuro avrai tutto il tempo di farlo. A tutto questo possono concorrere anche aspetti di contesto, che possono pesare molto sulle attività di insegnamento. Ad esempio, la classe può essere troppo numerosa, o magari ci sono tanti bambini con difficoltà di un certo rilievo; o ancora, sono cambiati da poco gli insegnanti e sono alle prese con una nuova organizzazione scolastica, che può appesantire il loro lavoro.

Di conseguenza, al giorno d’oggi se ti viene prospettata una possibile dislessia in tuo figlio, e se gli insegnanti del bambino non sanno come insegnargli a leggere salvo rimandarti alla certificazione, la prima cosa che puoi fare è trovare degli insegnanti che possano aiutarlo a farlo: al di fuori della scuola (ad esempio, privatamente), oppure presso un’altra scuola.

Ho detto di cercare altri insegnanti, non terapisti. Lo dico perché prima di pensare a fare una riabilitazione, conseguente ad un’eventuale certificazione di disturbo, è logico cercare di rafforzare al meglio il percorso di abilitazione della funzione della lettura. Molte volte, un po’ di pazienza e un po’ di lavoro mirato, sono sufficienti a consentire al bambino di migliorare la qualità della lettura e comprendere sufficientemente bene ciò che legge.

A questo punto, mettiamo pure in conto che ci si trovi di fronte ad un’evidente dislessia; vediamo di capire di cosa si tratta e come gestirla.

4. Cos’è la dislessia

La dislessia è uno dei disturbi specifici di apprendimento, assieme alla disgrafia e alla discalculia, con i quali comunemente si accompagna. Come indicato nel Glossario scientifico professionale Hermes (Ed. Junior 2016), la definizione di disturbo di apprendimento è impropria, poiché il disturbo si riferisce all’esercizio della lettura e non tanto al suo apprendimento.

Già questo dovrebbe aiutarti a capire come in realtà, un bambino con dislessia non ha problemi ad apprendere in generale; la sua difficoltà riguarda il modo di esercitare delle funzioni, come leggere e scrivere. Sono funzioni certamente importanti, ma la differenza di prospettiva è notevole ed evita generalizzazioni che possono far sentire un bambino poco capace.

Ora vediamo di dare una definizione che tenga conto di questa prospettiva e aiuti a comprendere l’origine del disturbo. Nella comunità scientifica ci sono interpretazioni molto diverse su questo, anche se l’origine è spesso riconducibile a teorie di carattere psico- o neuro-motorio; in altri casi, invece, ci sono riferimenti a traduzioni improprie dalla letteratura anglofona che conducono ad un disturbo di tipo semantico-simbolico nell’associazione segno-suono.

In conseguenza di visioni tanto diverse del disturbo, sono anche molto diversi tra loro i possibili interventi, attuabili a favore di bambini con dislessia. In molti casi sono approcci fin contrastanti.

Questo dovrebbe aiutarti a capire come ci si trovi di fronte ad un fenomeno su cui non c’è affatto piena concordanza di vedute, e quindi ogni azione dovrebbe essere ponderata con la massima cautela: sia da parte delle famiglie, che della scuola, delle istituzioni e del legislatore.

Vista la solida letteratura che supporta la natura motoria del disturbo, io faccio riferimento alla definizione del prof. Piero Crispiani, che parla di sindrome dislessica e la definisce una disprassia sequenziale. Ti spiego subito che cosa significa e userò parole molto semplici.

La disprassia riguarda lo svolgimento disordinato delle funzioni esecutive, cioè un disordine nel movimento. In sostanza, la persona disprassica manifesta difficoltà ad eseguire delle azioni nello spazio e nel tempo, esprimendo una caratteristica goffaggine.

Tra i vari effetti, quel disordine si manifesta anche nella lettura e nella scrittura, che si svolgono nello spazio e nel tempo. Così come la matematica, che prevede di incolonnare e incrociare, riportare, ecc.

Ora credo che riuscirai a spiegarti molto bene alcune difficoltà che potrebbe avere il tuo bambino, a cui non si riesce a dare una risposta. Questa è la ragione per la quale gli insegnanti si sentono impotenti di fronte alle difficoltà del bambino e, per disperazione, insistono affinché un bambino venga fatto certificare.
Detto questo, vediamo che cosa si può fare.

5. Cosa fare in caso di sospetta dislessia

Naturalmente non è possibile esaurire l’intero argomento in poche righe; tuttavia, quello che posso fare è offrirti alcune semplici indicazioni su come affrontare la situazione di sospetta dislessia, nell’interesse di tuo figlio.

a) Mantenere la calma: sulla base dei rilievi di cui ti ho dato riscontro, molto probabilmente non c’è dislessia; infatti nell’80% dei casi l’invio alla valutazione è assolutamente improprio. Pertanto, sii consapevole del fatto che sono assai ridotte le probabilità che tu debba inserire tuoi figlio in quel percorso articolato che segue alla valutazione di dislessia.

b) Non arrendersi: per una certificazione esiste tutto il tempo. Non è affatto indispensabile precorre i tempi dopo due soli mesi dall’inizio della prima classe elementare, quando è possibile che il bambino non sia ancora maturato a sufficienza e il percorso didattico per l’insegnamento della letto-scrittura è solo all’inizio.
Prima di sottoporre il bambino una valutazione specialistica, che è piuttosto impegnativa, o addirittura accondiscendere ad una sua certificazione di dsa, si può attendere tutto il tempo che serve ad ottenere garanzie adeguate su un idoneo percorso didattico personalizzato o, nel caso più estremo, su quello riabilitativo.
Fai bene attenzione anche al conflitto di interesse di coloro che te ne parlano; l’attenzione di tanti è centrata sul valutare il bambino, non tanto sul trovare il modo per farlo leggere.
Inoltre, la pressione che ricevi è velata dall’attenzione che si vuole porre strumentalmente sulle fatiche del bambino. È evidente che lui fatica, se non gli viene insegnato a leggere nel modo più adeguato alle sue specificità uniche.

c) Fare prevenzione: ciò che ti spiego ora vale per tutti i bambini, non solo nei casi in cui si sospettino dei disturbi. Data la natura motoria della dislessia e visto che parliamo di un disturbo che nasce da una disprassia, affinare i coordinamenti nel bambino fin da quando è molto piccolo è un esercizio estremamente utile e non costa nulla.
Arrampicare, correre, saltare, giocare a carte, parlare e muoversi insieme, giocare in gruppo, suonare strumenti musicali, ecc. sono tutti gesti (o prassie) che aumentano la qualità dei coordinamenti motori nel bambino.

d) Favorire la lettura nella forma più congeniale alla mente, cioè la lettura globale: la lettura sillabica castra la fluidità del processo neuromotorio che conduce alla lettura, perché tende a inibire il secondo livello del processo lettorio, la decodifica.
Te ne puoi rendere facilmente conto anche tu che sei un normo-lettore. È sufficiente che provi a leggere qualche riga sillabando, per accorgerti che alla fine della lettura stenti a ricordare ciò che hai letto.
La lettura non deve essere solo veloce (ammesso e non concesso che la sillabazione possa renderla veloce), deve essere anche fluida; e soprattutto deve consentire di fare una cosa: accedere rapidamente al significato di ciò che si sta leggendo (es: concetto di CASA), senza rimanere ancorati ai significanti (es: lettera C, lettera A, ecc.).
Perciò una volta appresa la lettura, questa va esercitata in modo da agevolare l’attività di decodifica da parte della mente. Da questo punto di vista, la lettura globale della parola e la maggiore capacità di riconoscere parole nuove rappresentano delle strategie estremamente vantaggiose per migliorare la lettura.

e) Favorire gli apprendimenti nel bambino: un bambino con dislessia è intelligente ed capace di apprendere, perciò le sue abilità non possono essere mortificate a causa di alcuni inciampi. Pertanto, è opportuno che si valorizzino al meglio le sue capacità di apprendimento.

f) Svolgere la letto-scrittura seguendo alcune semplici avvertenze di carattere didattico: cito si seguito alcune delle più efficaci strategie che un genitore e un insegnante possono seguire per migliorare l’esperienza di apprendimento nel bambino (Crispiani, 2011):
– promuovere le pratiche grafo-motorie, come la scrittura corsiva;
– promuovere il tratto grafico da sinistra a destra;
– promuovere la fluidità esecutiva in tutte le prestazioni;
– evitare esercizi di scrittura di singole lettere o la scrittura di sillabe, e lavorare su parole intere;
– verbalizzare prima ciò che si deve scrivere;
– esercitare il dettato in modo progressivo, da breve a sempre più lungo;
– evitare di fare la fusione di lettere o sillabe, per favorire la lettura predittiva, cioè globale;
– esercitare il movimento nella linea del tempo;
– esercitare la narrazione e il riassunto in ogni occasione;
– ecc.

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