come realizzarsi

Come realizzarsi nella vita: una strategia efficace

Ti stai chiedendo quale talento possiedi, e come ciò possa diventare il fulcro di una piena realizzazione personale, nella vita, nel lavoro, nell’extra-lavoro. La stessa domanda te la poni su tuo figlio, perché cerchi di capire quali talenti abbia e come riuscire a farglieli esprimere.

In apparenza, ti pare che sia una persona del tutto simile agli altri bambini o ragazzi della sua età; magari non noti che sia estremamente abile in qualcosa di specifico: forse non si sta distinguendo molto nello sport o nello studio, oppure non ha degli interessi particolari.

Per esempio, può darsi che non lo appassionino né il disegno, né le costruzioni, oppure che non abbia una cerchia di amicizie tanto vasta.
Ne hai parlato spesso anche con il/la tuo/a partner, però non trovate il modo per stimolare vostro figlio ad esprimere dei nuovi interessi.

Se così fosse, sei arrivato nel posto giusto. Infatti, se il tuo bisogno è capire come sviluppare i talenti di tuo figlio, allora continua a leggere, perché ti indicherò delle efficaci strategie per educare le sue abilità, così da permettergli di realizzarsi nella vita nel modo più soddisfacente possibile. 

  1. Come realizzarsi nella vita: il talento
  2. Cosa significa realizzarsi
  3. Gli ingredienti per realizzarsi nella vita
  4. La strategia per realizzarsi nella vita

1. Come realizzarsi nella vita: il talento

Quando si parla del talento di un bambino o comunque del talento di una persona, la prima cosa che serve chiedersi è cosa sia il talento. Sostanzialmente è un’abilità particolarmente rilevante in una persona; ad esempio, il talento per la matematica, per le scienze o per l’apprendimento in generale, ma anche per lo sport, la musica e tutte le altre discipline ed arti con le quali si cimentano le persone.

Capita spesso di sentire parlare di talento naturale. Sono molti, infatti, a chiedersi se il talento sia solo una cosa naturale o se, in qualche modo, l’ambiente e l’educazione possano contribuire a svilupparlo.

È evidente che la Natura può dotare un individuo di maggiori abilità rispetto agli altri. Tuttavia, è altrettanto evidente che un talento trascurato può emergere molto meno di una comune abilità che sia stata sviluppata fino a farla diventare un’eccellenza.

La storia umana è piena di talenti incompresi: nello sport, nell’arte, nella scienza… Spesso, sono persone che non hanno avuto la capacità di sviluppare pienamente un talento importante, oppure le cui abilità non erano poi tali da potersi esprimere come un talento unico ed originale.

Analogamente, vi sono numerosi casi di persone comuni che hanno sviluppato i propri modesti mezzi, in modo talmente accurato da riuscire a primeggiare su competitor più dotati.

Preferisco non citare qualche personaggio famoso in particolare, ma ti sarai certamente reso conto in più di qualche circostanza di avere di fronte l’uno o l’altro esempio che ho citato.

Per rispondere meglio alla domanda iniziale, possiamo attenerci a queste caratteristiche e definire un talento come un’abilità originale che si esprime in modi e forme unici rispetto alla maggioranza delle altre persone. Ora capiamo meglio il significato di “realizzarsi”.

2. Cosa significa realizzarsi

Voglio sgombrare subito il campo da un facile fraintendimento. Quando parlo di realizzazione personale non intendo dire che ti svelo il segreto per trasformare te stesso o tuo figlio in un milionario.

Al più, posso indicarti la strada per far fruttare al meglio le proprie attitudini; ma che poi questo consenta di raggiungere quello specifico risultato, dipende ovviamente dalla singola persona, dalle sue attitudini e dalla opportunità che può cogliere.

Quello che intendo per realizzazione personale, invece, è la capacità di poter definire un proprio Progetto di vita sufficientemente ambizioso e sufficientemente concreto, che permetta ad una persona di vivere una vita soddisfacente nella gran parte del proprio ambiente di vita.

Non è una cosa affatto scontata. Molte persone fanno un lavoro che non piace, hanno relazioni non stimolanti, vorrebbero ciò che non hanno.

In molti casi, questa insoddisfazione si amplifica ulteriormente quando le stesse cose vengono vissute dai propri figli, che esprimono disinteresse, apatia e indifferenza persino di fronte al desiderio di costruirsi un futuro.

Tutti noi abbiamo un nostro Progetto di vita che, in parole semplici, riguarda il modo in cui proiettiamo l’immagine di noi stessi nel futuro, fra due/tre anni, 5 anni, 15 anni…

C’è chi è fatalista e vive la vita sperando continuamente di vincere la lotteria; ad alcuni riesce, ma sono molti di più quelli che ci rimettono.
C’è invece chi è più pragmatico e cerca concretamente le opportunità per poter crescere rispetto alla propria condizione attuale.

Qualora una persona abbia l’interesse ad impegnarsi in questo senso, possiede già una grossa potenzialità da poter sfruttare; serve solo un punto di appoggio per farne una leva nella crescita. I due elementi di base per innescare questo meccanismo virtuoso li ho citati prima, e li descrivo meglio attraverso un esempio:

  • il Progetto di vita deve essere sufficientemente ambizioso: io posso desiderare quanto voglio di essere il pedagogista più bravo del mondo, ma sfortunatamente temo di non esserlo. Tuttavia, so di possedere molte abilità, sviluppate in anni di studio ed esperienza; e le utilizzo per crescere professionalmente.
    In questo senso, sono una persona “sufficientemente” ambiziosa, perché mi prefiggo di continuare a crescere finché le mie capacità me lo consentiranno.
  • il Progetto di vita deve essere sufficientemente concreto: come ho detto, forse non sono un fuoriclasse nel mio settore, non sono un accademico di prestigio; ma questo non mi impedisce di ottenere delle importanti soddisfazioni in questo settore. Nessuno, ad esempio, può privarmi dell’enorme piacere che provo nel cercare, giorno dopo giorno, di diventare un pedagogista migliore; e di poter divulgare le mie competenze ad un numero sempre maggiore di persone.

In questo senso, sono una persona “sufficientemente” concreta, poiché rimango con i piedi per terra e mi prefisso dei risultati da raggiungere che sono alla portata delle mie capacità. Anzi, leggermente più lontani, come hai imparato leggendomi; poiché l’educazione è prima di tutto auto-educazione, perciò il principio della zona di sviluppo prossimale lo si può benissimo applicare a se stessi, oltre che verso l’altro.

A questo punto, dopo aver chiarito che cosa intendo per “realizzarsi”, ti voglio spiegare quali sono gli ingredienti affinché una persona si possa realizzare autonomamente nella vita. Naturalmente penso a tuo figlio, ma le stesse regole valgono anche per te.

3. Gli ingredienti per realizzarsi nella vita

In questo momento, probabilmente né tu né tuo figlio avete un’idea sufficientemente chiara di quale sarà l’ambito o gli ambiti nei quali lui si adopererà in futuro per trovare le proprie soddisfazioni: gli studi da compiere, il lavoro da intraprendere, il paese in cui vivere, il tempo da dedicare a sport, famiglia ed altro.

Se è grandicello, qualche idea ce l’avrà, e forse tu intravvedi qualcosa all’orizzonte; ma se è più piccolo, siete ancora in alto mare.
Tuttavia, tu ora hai la possibilità di rafforzare le basi che permetteranno a tuo figlio di esprimere i propri desideri e le proprie attitudini, affinché possa prefigurarsi con il tempo ciò che sarà il suo Progetto di vita. Ciò su cui puoi concentrarti, quindi, sono questi aspetti:

Autocontrollo (sicurezza/insicurezza): il primo fondamento per la propria realizzazione è la sicurezza, che il bambino percepisce sentendosi accolto e trovando nei propri genitori dei solidi punti di riferimento. A questo fine, è molto importante non giudicarlo mai, specialmente per ciò che non sa fare; è molto più utile apprezzare ciò che gli riesce bene. Più un bambino viene cresciuto con stimoli di questo tipo e più gli sarà facile, da grande, percepirsi efficace in tutte le cose che fa. Oltre a fare molti meno capricci da bambino…

Abilità (conforto/disagio interiore): non sa fare niente? Ne siamo sicuri? Forse lo si sta giudicando in base ai criteri tradizionalmente diffusi nella società o nella scuola (leggere, scrivere, fare di conto). Non che questi non siano importanti, ma magari questo è un bambino sensibile, in grado di comprendere gli altri ed empatizzare come nessun altro; eppure, questa non è una competenza che la scuola valorizzi.
Tuttavia, abilità sociali come questa possono permettere ad un adulto una scalata professionale al pari, e talvolta anche di più, di molte competenze tecniche.
Il ruolo del genitore è strategico per aiutare il bambino a tirare fuori il meglio di sé; ma soprattutto per aiutarlo a riconoscere il valore delle proprie abilità, che gli potrebbe sfuggire.

Indipendenza (armonia/tensione): la fase dell’adolescenza è il momento per eccellenza in cui si esprime il bisogno di indipendenza durante lo sviluppo; tanto più un bambino è stato abituato a sentirsi sicuro di sé, padrone dei propri mezzi e consapevole delle proprie abilità, tanto più indipendente sarà da ragazzo e da adulto. Perché si sente più in armonia con sé stesso e con gli altri ed è, quindi, in grado di governare meglio le tensioni.

Autodeterminazione (serenità/conflitto): la vita produce già una quantità sufficiente di conflitti e non c’è bisogno che un bambino ne accumuli di ulteriori proprio tra le mura domestiche. Naturalmente, una coppia può avere delle difficoltà a gestire il ruolo genitoriale, anche degli attriti pesanti; ma finché il figlio non ne viene coinvolto e il suo interesse rimane al centro delle scelte di ciascun genitore, impara a riporre in loro una fiducia che lo renderà più sereno e più solido.
Questa è l’eredità più grande che si possa lasciare ad un figlio; nessun’altra è paragonabile. È proprio questa serenità che gli permetterà di affrontare in modo costruttivo i conflitti, interni ed esterni, per riuscire a ritagliarsi lo spazio che desidera nella vita.
Perciò, la serenità che si genera dal rapporto con i propri genitori può essere tale da rendere un bambino molto più motivato a costruire giorno dopo giorno il proprio Progetto di vita, cioè ad autodeterminarsi.

Realizzazione (autostima/instabilità): la logica conseguenza per un bambino che fruisca di tutte le risorse citate sopra è la crescita esponenziale della sua autostima, pilastro fondamentale sul quale si regge la resilienza di una persona.
La resilienza è la capacità di saper incassare l’urto delle avversità ed è l’ultimo ingrediente per realizzare il proprio più ambizioso Progetto di vita. Una persona con un’alta autostima, infatti, è capace di riprendersi più velocemente da una caduta e di rialzarsi più forte e motivata di prima.

Detto questo, ora vediamo l’ultimo elemento, ovvero il modo di trasformare le proprie abilità in talenti.

4. La strategia per realizzarsi nella vita

In molti casi, l’approccio educativo adottato dai genitori è fortemente starato rispetto al loro proposito di crescere dei figli solidi. Ad esempio, tanti tendono a mettere il carro davanti ai buoi e a decidere il futuro scolastico e professionale del figlio già quando è piccolo, senza valutare i suoi interessi, le sue attitudini e le sue ambizioni.

Io preferisco aiutarti a riflettere prima di tutto su come tuo figlio esprime questi aspetti, perché alla lunga le insoddisfazioni possono tornare fuori; e possono farlo in modo molto dirompente nella vita di una persona e nei rapporti con chi le sta vicino.

Per questo motivo, se davvero a te preme consentire a tuo figlio di realizzarsi nella vita, gli aspetti che ti suggerisco di non trascurare nel corso della sua crescita sono direttamente legati al fatto che una persona si realizza quando…

può fare ciò che desidera: nessuno è soddisfatto di fare ciò che non vuole, per 7-8…24 ore al giorno. La vita è fatta inevitabilmente di rinunce, ma le rinunce possono essere canalizzate per creare le condizioni più utili a raggiungere i propri obiettivi. Ad esempio, avere un lavoro che piace è essenziale per la propria realizzazione e il proprio benessere; poterselo scegliere o poterlo cambiare sono aspetti molto importanti.

può sviluppare le proprie migliori abilità: leggere, scrivere, contare, ma anche parlare, discutere, ascoltare, empatizzare, lottare, correre, saltare, cucire, cucinare, narrare, programmare… quali sono le migliori abilità di tuo figlio? Quali sono quelle che sta iniziando ad esprimere ora e ti sorprendono? Lui/lei sa di averle, di essere particolarmente capace di fare una cosa?

Ha certamente delle abilità particolari, su cui può essere più o meno dotato; ma la sua più grossa difficoltà è capire di possederle. Dal canto tuo, dalla tua posizione di adulto, che ha un’esperienza di vita importante, quelle abilità non devono passare inosservate; tu, più di chiunque altro, puoi aiutarlo a individuarle e a favorire tutte le occasioni per svilupparle.

può creare valore attorno a ciò che sa fare: si dice che oggi trovare lavoro sia più difficile che in passato. Per certi versi è vero; quando io ero ragazzo c’erano un sacco di concorsi pubblici, c’erano molte aziende che assumevano. Chi studiava un po’ di più aveva molte più opportunità di realizzarsi professionalmente.

Oggi, invece, possono non bastare due lauree per avere un lavoro decente; ma paradossalmente, può essere sufficiente avere assolto l’obbligo scolastico per diventare milionari. La differenza tra riuscire e non riuscire sta nella capacità di creare un valore per le proprie abilità, in modo da renderle appetibili a chi stia cercando delle risorse di quel tipo. Te lo spiego meglio con un esempio.

Una ventina di anni fa, un mio caro amico che aveva semplicemente concluso le scuole medie e nulla di più, ha deciso, appena maggiorenne, di andare in Cina a cercare lavoro. Non sapeva una parola di cinese, né di inglese; era un pizzaiolo.

È stato assunto in un ristorante, in cui ha costruito personalmente un forno a legna. Il titolare ha visto quadruplicare la propria clientela nell’arco di pochi mesi, al punto da dover aprire un altro locale.

Dopo un paio di anni di lavoro sottopagato, il mio amico ha aperto un proprio ristorante, con dei soci; il suo locale è diventato in brevissimo tempo uno dei più rinomati della città. Lui aveva delle abilità, qui non riusciva ad esprimerle più di tanto e ha creato le condizioni per aumentare il loro valore.

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