impariamo le tabelline

Impariamo le tabelline divertendoci

«Basta mamma, le tabelline non le sopporto, non mi entrano proprio in testa!» Quante volte si è sentito dire questo ad un bambino? Quanto è stato difficile mettersi lì a spronarlo a studiare?
Molte volte i genitori si allarmano un po’ per questo, o credono che il bambino non sia particolarmente intelligente; la verità è che quasi sempre è solo annoiato.

Ecco allora che ti voglio dare alcuni riferimenti su come aiutarlo, adottando un approccio globale allo studio delle tabelline. Infatti, lo studio delle tabelline, e non solo di quelle, deve essere capace di attribuire diversi significati a ciò che si sta facendo: cognitivi, affettivi, motori, ludici.

Gli iscritti al mio portale da un po’ di tempo, sanno esattamente come fare per sostenere questi apprendimenti nel proprio figlio; a te che mi segui da poco voglio dare qualche indicazione specifica su come assumere questo approccio. Iniziamo intanto ad inquadrare il problema.

  1. Tabelline: perché si chiamano così
  2. Tabelline: quando si imparano
  3. Miti da sfatare sulle tabelline
  4. Regole da seguire
  5. Come funziona la memoria
  6. Tabelline: come memorizzarle
  7. Tabelline: come esercitarle

1. Tabelline: perché si chiamano così

Le tabelline derivano il proprio nome dalla Tavola Pitagorica, in cui il filosofo greco raccolse in un’unica matrice i numeri naturali ottenuti moltiplicando i dati di una riga con quelli di una colonna.
La tabella permette di vedere a colpo d’occhio il risultato delle moltiplicazioni e questo è il motivo per il quale viene utilizzata in ambito scolastico. Per l’apprendimento si utilizzano le singole “tabelline” di cui si compone, ovvero singole colonne: quella del 2, del 3, del 4, ecc.

2. Tabelline: quando si imparano

A scuola le tabelline si imparano attorno alla terza classe elementare, quando viene introdotto il concetto di moltiplicazione, che in sostanza riguarda il numero di volte in cui un numero viene sommato a se stesso. Il senso delle tabelline, infatti, è di mostrare a colpo d’occhio il risultato di una moltiplicazione, senza dover fare il calcolo.

3. Miti da sfatare sulle tabelline

Diciamolo subito: non esiste una scorciatoia. Non esiste cioè un metodo che sia più utile della memorizzazione, e che consenta di sostituirle l’apprendimento con una strategia altrettanto efficace.

Naturalmente esistono metodi dei per svolgere operazioni più complicate, ma non sono affatto “economici” in termini di tempo rispetto allo studio delle normali tabelline. In sostanza, le tabelline mi servono per evitare di perdere tempo nel calcolare quanto fa 7×8; non ci devo pensare, lo devo semplicemente sapere.

Sono però d’accordo sul fatto che non esiste niente di peggio che memorizzare cose senza senso; la mente umana rifugge da tutto ciò a cui non riesce a dare un senso, per questo lo studio a memoria annoia i bambini.

Ciò nonostante, tutto l’apprendimento funziona grazie alla capacità di usare la memoria in modo adeguato, quindi ciò che tende a non funzionare a scuola è semplicemente il modo attraverso il quale spesso si insegna ad usare questo prezioso strumento.

Ho già spiegato come si possa apprendere velocemente, quindi non mi dilungo; ora mi interessa ragionare con te sull’apprendimento delle tabelline da parte del tuo bambino.

4. Le regole da seguire

Come prima cosa voglio darti alcune regole utili a sostenere l’apprendimento di tuo figlio quando vi dedicate alle tabelline:

Regola n.1: niente abbuffate
A meno che una persona non abbia una memoria particolarmente prodigiosa, le tabelline si imparano un po’ alla volta, giorno dopo giorno. Certamente alcune sono più semplici e non richiedono un grosso sforzo; ad esempio quella dell’1, che consiste semplicemente nel saper contare fino a 10, o quella del 2, che comprende solamente i numeri pari. Altre invece sono particolarmente complesse, come quella del 7 o dell’8.

Regola n.2: esercitarsi con costanza
La cosa più importante per assimilare bene le tabelline è esercitarsi con costanza, un passo alla volta. Si parte da quelle più semplici e mano a mano che si apprendono si progredisce con le successive.

Regola n.3: ripassare quelle vecchie
Solitamente, quando si apprende una nuova tabellina ci si concentra solamente su di essa, trascurando quelle studiate nei giorni precedenti. In realtà, è utile usare un approccio contrario, in modo da consolidare giorno dopo giorno gli apprendimenti pregressi. Così, è utile ripetere rapidamente quelle precedenti e poi iniziare a imparare una nuova.

Regola n.4: divertirsi, per quanto possibile
L’ho detto all’inizio e ora lo ripeto; non c’è apprendimento serio se la mente non trova stimoli adeguati a mantenere nella propria memoria un nuovo concetto. Esistono molti modi per ottenere questo risultato, io te ne indico uno. Naturalmente, sentiti libero di usare altre forme analoghe per ottenere i risultati migliori con tuo figlio.

5. Come funziona la memoria

Come saprai certamente dalla tua personale esperienza, il cosiddetto «span» (cioè la quantità di cifre) della «memoria di lavoro» (cioè la memoria a breve termine che utilizziamo comunemente per tenere a mente le nuove cose che dobbiamo apprendere) è abbastanza ridotto.

Una persona può generalmente tenere a mente circa 7 elementi, in base alle capacità personali. Ci sono ovviamente delle strategie per tenerne a mente molti di più, ma non è quello che ci interessa ora.

Per fare in modo che tutte le cifre di una tabellina vengano ricordate nel lungo periodo, è necessario farle passare dalla memoria a breve termine alla memoria a lungo termine. A differenza della prima, la seconda è molto più capiente; diciamo che è praticamente infinita.

Questo passaggio dall’una all’altra richiede un lavoro, che possiamo pensare di svolgere nel modo che ti suggerisco ora.

6. Tabelline: come memorizzarle

Si comincia leggendo e ripetendo a memoria le prime cifre di una tabellina, quelle che possono essere facilmente mantenute nella memoria di lavoro del bambino; ad esempio tre cifre: 3-6-9. Ripetendole alcune volte si iniziano a memorizzare.

Successivamente se ne aggiunge un’altra, e si ripetono tutte assieme; ad esempio, 3-6-9-12. Poi ancora alcune, sempre in base alla capacità del bambino; ma non troppe, perché l’obiettivo non è di apprenderle tutte immediatamente, quanto di consolidare giorno dopo giorno i nuovi apprendimenti.

Ad esempio, il primo giorno ci si può fermare a cinque o sei: 3-6-9-12-15-18. Il giorno seguente se ne possono aggiungere altre, sempre ripetendole in sequenza; e si prosegue fino a quando si riuscirà a mantenere l’intera tabellina. Una volta conclusa questa parte più noiosa, le tabelline vanno consolidate; per farlo è possibile utilizzare una forma ludica.

Una modalità semplice e divertente consiste nell’uso di una palla per il gioco «palla asino», o cavallo se si vuole. Il gioco consiste nel lanciare la palla al compagno pronunciando le cifre di una tabellina ad ogni lancio; se la palla cade a terra si prende una lettera della parola asino (o cavallo).

L’unica variante è che quando si lancia la palla si pronuncia la prima cifra di una tabellina, poi la successiva e si prosegue fino alla fine. Si paga pegno sia se la palla cade a terra, sia se si sbaglia la tabellina.

Quando la tabellina è stata assimilata abbastanza bene si può elevare la difficoltà del gioco e inserire un battito di mani ad ogni lancio; poi eventualmente due battiti di mani, o magari anche un giro di 360 sul posto.

7. Tabelline: come esercitarle

Una volta che le tabelline sono state acquisite del tutto, bisogna esercitarle per affinare la moltiplicazione. Ad esempio, se è stata appresa la tabellina del 3, si può esercitarla scegliendo a caso delle moltiplicazioni (3×4, 3×7, ecc.). All’inizio sarà necessario ripetere a mente la tabellina fino ad arrivare alla soluzione, ma con un po’ di esercizio si consoliderà l’automatismo.

Abitualmente questo approccio permette di assimilare giorno dopo giorno tutte le tabelline. Per dare un aiuto al bambino, può essere utile chiedergliele per gioco qua e là a tempo perso. Chi ha figli sa che uno dei luoghi dove il “tempo perso” non manca è costituito dai frequenti spostamenti in auto: da casa a scuola, a sport, a musica, a casa dei nonni… Poi però ci sono anche i momenti dei lunghi viaggi o delle gite.

Affinché quel tempo non sia mai perso e, anzi, diventi divertente, lo si può impiegare per fare dei giochi (giochi di parole, ecc.). Tra questi, anche le tabelline possono essere un modo di occupare il tempo; purché non siano un assillo.

Se ora vuoi capire più specificamente come aiutare tuo figlio a superare le proprie difficoltà di apprendimento, puoi seguire la mia guida.

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